Come si riconosce il valore aggiunto di un investimento che produce intenzionalmente un impatto ambientale e sociale concreto, misurabile e verificabile?
Basterebbe ridurre dal 26% al 20% la tassazione dei rendimenti dei fondi a impatto certificati, una misura che non rappresenta un semplice incentivo fiscale, ma il riconoscimento del valore aggiunto che questi investimenti generano per la società e che con una misura a costo zero verrebbero incentivati, incentivando una crescita del mercato impact.
È questa la proposta di Giovanna Melandri, Presidente di Human Foundation, e Mauro Bux, Responsabile Impact Finance proposta nell’articolo pubblicato a luglio su Affari & Finanza di La Repubblica.
Secondo gli autori, un’aliquota agevolata, legata ai criteri della futura SFDR 2.0 e a un periodo minimo di detenzione dell’investimento, potrebbe favorire lo sviluppo di un mercato in forte espansione, con un impatto limitato sui conti pubblici e prospettive di equilibrio grazie alla crescita del settore.
La proposta avrebbe effetti positivi anche sul tessuto produttivo, incentivando le piccole e medie imprese a rafforzare la trasparenza ESG e a trasformare gli adempimenti normativi europei in un’opportunità di innovazione e competitività.
La finanza a impatto, sostengono gli autori, non chiede privilegi, ma che venga riconosciuta la sua capacità di mobilitare capitali privati verso obiettivi di interesse collettivo, contribuendo in modo concreto alla transizione sostenibile.
Leggi l’articolo: “Un’aliquota al 20 per cento per la finanza a impatto”